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Intervista a Luca FAVARO

dicembre 4, 2017 in Interviste agli Autori

Intervista a: Luca FAVARO a cura di Giulio Buonanno © Riproduzione riservata

Oggi incontriamo Luca FAVARO autore del libro: IL TEMPO SENZA ORE – Nulla die Edizioni

Breve biografia: Luca Favaro vive in provincia di Treviso. E’ sposato, ha due figli e lavora come infermiere al Ca’Foncello di Treviso. La sua professione infermieristica ha influenzato gran parte della sua produzione letteraria. Adora la musica, canta in due cori, suona il pianoforte e la chitarra da autodidatta ed è piuttosto attivo nel volontariato.

Pubblicazioni: Il sole in una lacrima (2009-2017 Sismondi editore), Finalista al premio Il Saggio; Il sentiero della libertà (Odoya 2011) Ti ho visto (ed. La Gru 2013); Il tempo senza ore (Nulla die 2015): primo classificato al premio Prunola 2017, al premio Il lato notturno della vita 2017, premio d’Onore della giuria IBRSC 2016, terzo classificato al premio Io scrivo 2016.

Un nuovo libro di Luca FAVARO dal titolo : Il tempo senza ore (Nulla die edizioni)

Qual è stata la scintilla che l’ha condotta a scrivere questo libro?

Dopo tre raccolte di racconti, sentivo che i tempi erano maturi per scrivere il mio primo romanzo. Ho scelto un argomento che purtroppo conosco molto bene, ovvero il morbo di Alzheimer e ci ho inventato una storia.

Di solito trae ispirazione da fatti accaduti realmente o è tutto frutto della sua fantasia?

In genere prendo spunto da fatti realmente accaduti. Il sole in una lacrima per esempio è una raccolta di storie vere di ammalati che ho assistito nei miei primi vent’anni di carriera infermieristica, persone con cui avevo stabilito rapporti di amicizia che andavano ben oltre la relazione professionale. Potrebbe essere considerato una sorta di cronaca, in cui mi sono limitato a trascrivere i fatti così come sono accaduti. Il tempo senza ore invece nasce dall’esperienza che ho maturato lavorando in un nucleo per malati di Alzheimer. Conosco abbastanza bene la malattia perché dal momento che quel genere di pazienti richiede un’assistenza molto specialistica, ho partecipato a diversi corsi di aggiornamento. Tuttavia la mia esperienza principale è stata direttamente sul campo: mio padre è stato malato di Alzheimer ed è morto nel 2005. Nel romanzo quindi confluiscono fatti realmente accaduti e vissuti da me e dai miei familiari, raccolti in una storia inventata.

Ha dei punti di riferimento letterari? Una volta leggevo molti classici. Ho sempre avuto una passione per Buzzati, Calvino, Hemingway, ma anche i più attuali Mauro Corona, Hosseini o anche Mario Rigoni Stern. Oggi leggo soprattutto libri in inglese per mantenere la lingua in esercizio, ma leggo anche libri di autori sconosciuti pubblicati in genere da piccoli editori, e trovo che ce ne siano davvero di molto bravi e che non abbiano nulla da invidiare ai nomi più noti, come la grande Fernanda Raineri, Alberto De Poli, Fulvio Luna Romero, Giuseppe Cagnato, Francesco Formaggi (anche se lui pubblica con grossi editori), Alessio Alessandrini, Fabio Roncati, Giovanni Crespi de’ Denaro, Tieri Filippin, ma potrei citarne molti altri. Autori di notevole spessore indubbiamente.

Come definirebbe il suo libro? Lo definirei una specie di otto volante, in cui il lettore si trova a salire, precipitare e ondeggiare, colto spesso dalle vertigini. E’ un libro piuttosto forte indubbiamente. Credo sia particolarmente adatto per chi ama emozionarsi leggendo.

Chi è stato il primo a sapere di questo nuovo libro? Se sì, Come ha reagito?

I primi sono stati i miei familiari, cioè mia moglie e i miei figli. Hanno reagito con calma, nel senso che essendo il mio quarto libro ormai ci sono abituati.

Cosa ritiene più importante in questo libro? Quale messaggio vuole trasmettere?

Francamente quando scrivo lo faccio senza partire dal presupposto di trasmettere messaggi particolari. Scrivo ciò che vedo e che sento, mi commuovo spesso scrivendo, e in genere quello è il parametro che mi permette di capire se sto seguendo la strada giusta o se farei meglio ad accantonare tutto. Non metto in dubbio che quando si scrive si finisce inevitabilmente per lanciare messaggi, tuttavia non è il mio obiettivo principale. Sicuramente il mio libro dipinge la quotidianità che si trovano a sostenere gli ammalati di Alzheimer e i loro familiari, è terribilmente realista proprio perché i fatti raccontati sono tutti reali. Molti oggi parlano di Alzheimer, ma solo chi lo sperimenta sulla propria pelle può capire quante difficoltà si incontrano quotidianamente, e in che genere di calvario ci si trova proiettati gradualmente, come una discesa lenta ma costante in un girone infernale.

In quest’opera ha dato vita a un personaggio che ama particolarmente o che si avvicina molto alla sua persona?

No. Se devo dire la verità non mi identifico molto in Marco Galeotto, che è poi il protagonista principale. Il suo temperamento è totalmente differente dal mio. Lui è un uomo piuttosto forte, con un’incredibile determinazione che lo porta a formare un coro di dilettanti trasformandoli in poco tempo in professionisti e trainandoli direttamente in cima alla vetta. E’ uno che quando si prefigge un obiettivo non molla e non si da pace finché non l’ha raggiunto. E’ anche un uomo plateale, vivace, forte e sicuro, che oltretutto tende a vivere le relazioni con una certa superficialità, almeno fino a quando la malattia non lo costringe a guardarsi dentro e a capitolare con sè stesso. Io sono completamente diverso. Una cosa che però mi accomuna a Marco sono le sue passioni; lui ama la montagna, la musica, la natura e gli animali proprio come me. Il personaggio in cui mi identifico di più, so che può sembrare strano perché è una donna, ma è Margot, una giovane ragazza di origini francesi che si innamora di Marco dedicandosi totalmente alla sua assistenza. Probabilmente in lei mi ci identifico proprio per questo, si trova a essere una figura assistenziale suo malgrado, compiendo in pratica ciò che faccio io sul mio lavoro, e non solo.

Perchè ha scelto questo titolo?

Il tempo senza ore, ovvero il tempo che si ferma quando una persona è malata gravemente. Le ore diventano settimane, i mesi diventano anni. Tutto sembra stazionare in una situazione senza fine. Il tempo si dilata, le ore scompaiono. L’Alzheimer proietta l’ammalato e i suoi cari in una dimensione parallela, in cui passato e presente si mescolano confondendosi e diventando indefinibili, mentre il futuro sparisce dall’orizzonte. Tutto diventa incerto, tutti i punti di riferimento scompaiono.

Quanto tempo ha impiegato per portare a termine la sua opera?

Difficile rispondere a questa domanda. Non mi ricordo neanche quando ho cominciato a scrivere le prime righe. La prima stesura era molto diversa dal prodotto finale. Si tratta di un romanzo che avevo cominciato a scrivere per poi accantonare, per poi riprendere e accantonare nuovamente. L’ho scritto, riscritto, cancellato e riscritto, cancellato e riscritto nuovamente. E’ stato il frutto di un lungo lavoro che credo mi abbia portato via almeno tre anni. Del resto, se potessi fare lo scrittore a tempo pieno potrei scrivere un paio di libri all’anno o anche di più. Ma non è così. Il tempo mi è tiranno, e sono molto impegnato, non riesco a dedicare alla scrittura il tempo che vorrei.

Ha dovuto aspettare molto per pubblicarlo?

In sostanza no. Credo tre o quattro mesi.

 

Ha mai avuto intenzione di creare un sequel a partire da una sua opera? Se sì, a quale?

No. Non mi piacciono i sequel. Nel caso di Il tempo senza ore, poi, sarebbe praticamente impossibile visto il finale. E non avrebbe senso tra l’altro.

 

Ha altri progetti nel cassetto? Può regalarcene un’anteprima?

Diversi progetti. Per prima cosa è in corso una nuova pubblicazione di Il sole in una lacrima, il mio primo libro che Sismondi Editore ha deciso di ri-editare in una nuova versione corretta e rivisitata. Si è arrivati a tale conclusione perché il libro è ormai impossibile da reperire, e diverse persone mi contattano per chiedermi dove lo possono trovare. Oltretutto c’è anche una novità: il libro è stato tradotto in inglese-americano, ed entro la fine di quest’anno sarà pubblicato in tutto il mondo sempre da Sismondi attraverso Amazon. E’ un tentativo prudente e discreto di provare a testare il mercato d’oltreoceano, e questa, sia per me che per Franco Pilon, costituisce una nuova avventura. Da Il tempo senza ore invece è stata ricavata una rappresentazione teatrale a opera di tre attori, mentre io e alcuni amici accompagnamo il tutto con musiche a tema. Abbiamo già fatto alcune esibizioni che hanno avuto un grosso successo, quindi a settembre riprenderemo con un nuovo tour. Sto lavorando al mio prossimo romanzo. Insomma ho diversi progetti, e spero di portarli tutti a termine.

 

L’ultima parte dell’intervista per conoscere meglio l’autore con domande personali.

 

Cosa le piace di più? Adoro la mia famiglia: mia moglie e i miei figli sono quanto di meglio avesse potuto regalarmi la vita. Adoro passare del tempo con loro. Adoro passare del tempo con gli amici, adoro far festa. Adoro pregare, adoro cantare, adoro scrivere, adoro le nostre Dolomiti. Adoro la California, Los Angeles in particolare. Adoro la vita.

Cosa non le piace? Non mi piace stare fermo. Sono un tipo apparentemente tranquillo ma in realtà in continuo fermento e movimento. Non mi piace l’aridità del cuore, il silenzio persecutorio di chi non ha il coraggio di affrontare i problemi. Non mi piace vivere con superficialità, la mancanza d’amore, di sentimento. Non mi piacciono i lamenti continui e sterili, che non inducono ad agire per cambiare. Non mi piace perdere tempo, e alla mia età ormai, sento sempre più il desiderio di vivere intensamente e profondamente.

C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla? Nessun motto, nessun aforisma. Non mi piacciono quel genere di cose. E poi, come ho detto prima, io sono in continuo mutamento e l’aforisma che potrebbe caratterizzarmi adesso in questo momento, potrebbe cambiare completamente tra un paio d’ore.

Quale libro che ha letto negli ultimi anni e che gli è piaciuto di più? “Il cortile di pietra“, di Francesco Formaggi, e Mille splendidi soli di Hosseini.

Cosa reputa fondamentale nella sua vita? Vivere con gioia, godere della vita il più possibile, amare, pregare.

© Copyright 1999 Associazione Culturale Artetremila

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