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Intervista a Andrea CERRI.

ottobre 11, 2016 in Interviste agli Autori

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Intervista a: Andrea CERRI

A cura di Giulio Buonanno

© Riproduzione riservata

 

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Andrea CERRI

Breve biografia:

Andrea Cerri, una vita dedicata all’attesa e a studi giuridici noiosissimi, è appassionato di tutte le cose che non stancano come il cinema, la letteratura e il giardinaggio. Odia gli hobby che comportano svegliarsi troppo presto, nonché l’utilizzo di strumenti pesanti, amante degli animali e di tutte le altre cose che non parlano troppo. Una frase da dieci centensimi è il suo romanzo d’esordio.

Pubblicazioni: Una Frase da dieci centesimi.

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Andrea CERRI

Qual è stata la scintilla che l’ha condotta a scrivere questo libro?

La voglia di raccontare come siano cambiate le relazioni da quando nella nostra vita è comparsa internet. Le emozioni che viaggiano nelle chat, il sito d’incontri che si è affiancato al corso del paese e alle serate tra amici. Una voglia sempre più grande di allontanarsi da una solitudine creata da noi stessi. L’essere potezialmente tutti collegati tra di noi ma sentirsi sempre più spesso soli. Sentimenti che da reali diventano virtuali perdendo forza ma che tuttavia possono far soffrire ugualmente, perché l’amore a volte può far male, anche se nato tra le righe di una chat.

Di solito trae ispirazione da fatti accaduti realmente o è tutto frutto della sua fantasia?

Forse l’ispirazione iniziale parte sempre da una fatto vero, accaduto, reale, però poi la fantasia lo aggiusta, lo modifica, lo colora come vuole lei e alla fine tra la verità e la fantasia dell’autore il confine diventa troppo sottile per essere notato. Almeno questo è quello che mi è successo fino ad ora, adesso sto lavorando ad una storia che si sviluppa in contensti storici precisi e in quel caso, sicuramente, il rapporo tra verità e fantasia sarà diverso, ci sarà molta cronaca.

Ha dei punti di riferimento letterari?

Non mi lascio influenzare facilmente e inoltre cerco sempre di non assomigliare troppo a qualcun’altro. Nonostante questo ho dei punti di riferimento, come le stelle in cielo, indicatori irraggiungibili, Marquez, Hemingway, Salinger ma anche per andare da tutt’altra parte Clive Cussler o la Mazzantini, e soprattutto Murakami. Amo Oriana Fallaci, non solo per quello che scriveva, visto che nel suo ultimo periodo era paragonabile ad un qualsiasi George W. Bush ubriaco al bancone di un saloon, ma per come lo faceva, quel suo modo di costruire le proposizioni, la sua tecnica, l’abilità linguistica. In questo lei era maestra, padrona assoluta di quella lingua ricchissima e complessa che è l’italiano.

Come definirebbe il suo libro?

Come le gategorie in cui è trovabile su Amazon: Letteretaura rosa, narrativa. Tanto alla fine tutte le storie sono sempre storie d’amore quindi tanto vale uscire allo scoperto e dirlo chiaramente.

Chi è stato il primo a sapere di questo nuovo libro? Se sì, Come ha reagito?

Una ragazza con cui uscivo, all’inizio è stata contenta, poi dopo averlo letto deve aver confuso qualcosa, forse si è sentita parte in causa in alcuni riferimenti. Non l’ho più sentita, mi ha bloccato ovunque, Whatsapp, Twitter, mi ha persino tolto l’amiciza su Facebook. La cosa strana è che lei non c’entrava proprio niente, il libro era già finito quando l’ho conosciuta.

Cosa ritiene più importanmte in questo libro? Quale messaggio vuole trasmettere?

L’analisi dei tempi moderni e di cosa sia diventato oggi il relazionarsi è senza dubbio il tema più importante. Il messaggio che voglio trasmettere è semplice: apritevi con curiosità a queste nuove forme di comunicazione che ci avvicinano, ma restate ancorati alle strette di mano agli abbracci che tolgono il respiro, agli occhi che si cercano e poi sorridono.

In quest’opera ha dato vita a un personaggio che ama particolarmente o che si avvicina molto alla sua persona?

Il protagonista è sempre una proiezione dell’autore, nel mio caso però si discosta molto da me, dopo poche righe lui ha iniziato ad andare dove voleva, a fare di testa sua, questo ci ha fatto allontanare. Lo amo molto, mi è servito il suo aiuto nel secondo libro che ho scritto e dopo averlo chiamato lui è arrivato, si è messo sulle spalle alcune scene e le ha portate a termine.

Molti scrittori lo fanno, si affidano a personaggi conosciuti, Robert Langdom di Dan Brown, Dirk Pitt di Cussler, Arkady Renko di Martin Cruz Smith, tutti questi personaggi non sono solo gli alter ego degli scrittori, sono vivi, hanno il loro carattere, i lori modi di fare e di pensare, questo fa si che spesso le pagine se le scrivono da soli, l’autore esegue un dettato perché sa già che il protagonista farà così, andrà in qul posto, dirà quella parola.

Perchè a scelto questo titolo?

I dieci centesimi del titolo si riferiscono al prezzo degli sms. Il libro è ambientanto a circa sei o sette anni fa, quando whatsapp non si era diffuso e i messaggi si pagavano. Era il tempo di internet, ma non ancora die moderni smartphone.

Quanto tempo ha impiegato per portare a termine la sua opera?

Circa un anno.

Ha dovuto aspettare molto per pubblicarlo?

Non tanto considerando che si trattava della mia prima pubblicazione. Ho cercato un agente, lei si è rivolta alla EVE e dopo circa sei mesi il libro era acquistabile negli store.

Ha mai avuto intenzione di creare un sequel a partire da una sua opera? Se sì, a quale?

Non so se in un certo senso il mio prossimo libro possa considerarsi un sequel, molti protagonisti, come detto prima, ritornano ma la storia è diversa, i temi trattati anche. Disabilità, assistenza sessuale, devotismo, solitudine e mal di vivere. Tra la fine del primo libro e l’inizio del secondo, quando ancora lo stavo solo pensando nella mia testa, avevo bisogno di un protagonista maschile e l’ho individuato tra alcuni dei personaggi comparsi nel primo. In questo lavoro però i ruoli rispetto al primo sono diversi, se in Una frase da dieci centesimi la storia si sviluppa quasi tutta intorno al protagonista maschile, in questo capita esattamente il contrario.

Ha altri progetti nel cassetto? Può regalarcene un’anteprima?

Vi lascio le prime righe del prologo:

«La prima volta che sono morto non è andata poi così male. C’eri anche tu, ed avevi una faccia amico mio, bianca come lo sfondo nella pagina di google. Forse, se ricordo bene, avevi qualche traccia di rosso vicino alla fronte e sui capelli ma eri comunque bello e sexy come sempre. Sai, se ne raccontano tante su quando si muore: visioni celestiali, luci bianche in fondo a chissà quale tunnel, parenti morti che ti parlano oppure te stesso che fluttuando in aria ti osservi dall’alto. A me non è successo niente di tutto questo, io sentivo solo urla e lamenti…Quanto strillava quel ciccione maledetto! Vuole stare sempre al centro dell’attenzione, non cambia mai. Anche in quell’occasione doveva per forza essere il protagonista della storia, sembrava quasi che il morto fosse lui».

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